La Mattanza La mattanza del tonno rosso La mattanza del tonno rosso rappresenta un antico metodo di pesca, oggi quasi del tutto abbandonato. Le tonnare hanno sviluppato questa usanza tradizionale, diffusa soprattutto nella provincia di Trapani e nel Sulcis. I tonnarotti sollevano la rete dal fondo della “camera della morte” I tonnarotti catturano esemplari di tonno rosso che superano i 100 kg, spesso con le gonadi sviluppate. Queste carni risultano più gustose e pregiate, e i mercati giapponesi le acquistano in grandi quantità per il consumo crudo. La pesca tradizionale della mattanza sta scomparendo. L’inquinamento marino riduce la popolazione ittica, mentre la pesca industriale intercetta i banchi di tonni prima che raggiungano le coste, grazie alle tonnare volanti. Le origini La pesca del tonno affonda le radici nelle prime comunità umane che si stabilirono lungo i litorali e iniziarono a trarre sostentamento dal mare. L’uomo primitivo affinò le tecniche di pesca, aumentando la produttività. I pescatori si concentravano sulle specie che si radunavano in acque basse per deporre le uova. Queste specie, più facili da catturare con attrezzi rudimentali, attiravano l’attenzione soprattutto se presentavano una forte gregarietà. I gruppi compatti riducevano il margine d’errore nella cattura. Il tonno rosso incarnava perfettamente queste caratteristiche. Gli archeologi hanno rinvenuto grossi ami di rame risalenti alla civiltà mesopotamica, probabilmente utilizzati per pescare tonni. Col passare dei secoli, i pescatori di tutto il Mediterraneo iniziarono a seguire il percorso migratorio del tonno, noto anche come “viaggio d’amore”. I tonni entravano dallo stretto di Gibilterra tra aprile e maggio, carichi di uova, e le deponevano lungo le coste mediterranee. Il tonno rosso percorre rotte precise nel Mediterraneo La pesca del tonno divenne una fonte di guadagno per le popolazioni costiere, che si specializzarono nella cattura di questo pesce migratore. La carne del tonno, sapida e versatile, si presta a gustose preparazioni e a lunghe conservazioni. Per questo motivo, molti lo chiamano “maiale di mare”. Le mattanze tradizionali Le tonnare siciliane (Trapani, Favignana, Capo Passero, Formica, Bonagia, Scopello, Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo, Portopalo, Capo Granitola) e quelle sarde (Sant’Antioco, Portoscuso, Porto Paglia, Carloforte, Stintino) hanno prosperato per secoli, diventando tra le più importanti del Mediterraneo. I tonnarotti iniziano il lavoro in aprile, quando calano in mare una serie di reti lunghe fino a 4–5 km. La disposizione delle camere guida i tonni verso l’interno, fino alla “camera della morte”. A maggio, le barche delle tonnare — simili a chiatte — salpano sotto la guida del rais e durante la mattanza, i pescatori accerchiano la rete dell’ultima camera e tirano lentamente i lembi esterni sulle barche. I tonni affiorano e i tonnarotti li arpionano, provocando la fuoriuscita del sangue. A Carloforte, la mattanza si svolge tra metà maggio e metà giugno. Fonte: Wikipedia (it.wikipedia.org/wiki/Mattanza)